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E-quality E-inclusion, la rete a servizio dei cittadini
SpeziaNET rete civica accessibile

 La Spezia, 29 Marzo 2008

CARLO MOCHI SISMONDI, Direttore generale di FORUM PA

Un grazie sincero al Comune della Spezia per avermi invitato a questa occasione di presentazione di una rete, Spezia.net, che ritengo essere non solo una buona pratica, ma un esempio utile per far uscire da una grave impasse l’intero piano di e-government come ora è diventato.

Dalla Spezia viene un’indicazione per ripensare l’e-government

Partito con una dichiarazione pubblica e un piano dettagliato di Bassanini nel 2000, sopravvissuto a quattro successivi governi, indicato da tutta la politica, di destra e di sinistra, come il rimedio alla burocrazia e lo strumento per passare “dalle code al click” (come recitava un famoso libretto stampato in milioni di copie dal Ministro Stanca), in realtà l’e-government ci ha dato molto meno di quanto speravamo. Doveva nascere  “lo Stato online” capace  evitarci gli spostamenti, di abolire i certificati, di  interconnettere le banche dati così da non richiederci cento volte le stesse informazioni: in realtà sono pochi i servizi in rete effettivamente utili, poche le occasioni per cavarcela da casa senza bisogno di presentarci agli sportelli e quindi pochi gli utenti, drammaticamente sproporzionati agli investimenti effettuati.

Proviamo a raccontare brevemente la storia dell’e-goverment con tre numeri:

3   sono le fasi dell’e-government che si sono susseguite: le prime due con il Governo Berlusconi e il Ministro Stanca, la terza con il Governo Prodi e il Ministro Nicolais. Le prime due (a detta dello stesso resoconto di Governo) hanno mobilitato 900 milioni di euro per realizzare 134 progetti su tutto il territorio nazionale. L’ultima  fase è di pochi mesi fa e comprende, oltre all’enunciazione di 7 obiettivi per il Paese, tre iniziative specifiche: ALI (Alleanze Locali per l’Innovazione), dedicata ai piccoli comuni, RIUSO, dedicata a trasferire le migliori esperienze e ELISA (programma questo gestito dal Ministro per gli Affari regionali) per l’innovazione negli Enti locali: in tutto circa 230 milioni di euro.

7 sono le posizioni che l’Italia ha scalato passando, nella classifica stilata da Cap Gemini e dalla Commissione europea, dal 18° all’11° posto dopo Austria, Malta, Portogallo, Slovenia, Regno Unito, Norvegia, Svezia, Germania, Estonia e Francia. In merito alla sofisticazione dei servizi siamo invece 16° mentre rispetto alla centralità dell'utente siamo 14°. Siamo davvero soddisfatti di queste performance? È questa e dovrà essere questa la nostra posizione rispetto al resto dell'Europa? O le eccellenze raggiunte in alcune realtà territoriali ci devono far sperare in migliori risultati per l'intero paese?

-3% è il calo nell’uso dei servizi online della PA, mentre tutti gli altri servizi aumentano e di molto. L’indagine  sui consumi tecnologici delle famiglie che l’ISTAT ha presentato lo scorso 16 gennaio ci restituisce una descrizione accurata dei consumi tecnologici degli italiani e dei comportamenti delle attività svolte on line. Il dato che spicca più in evidenza è che tra le 20 attività censite (da mandare e ricevere una mail a scaricare un software o collegarsi alla propria banca on line) solo tre hanno registrato da un anno all'altro una diminuzione nella frequenza di utilizzo: sono le tre attività legate ai rapporti con la Pubblica Amministrazione. In particolare, l'attività di ottenere informazioni da siti della PA è scesa in un anno da 39,6% degli utilizzatori di internet a 35,9%; scaricare moduli della PA è passato da 28,4%a 24,8%; spedire, infine, moduli della PA è sceso dal 13,3% al 10,7%. Gli italiani credono sempre più in internet, svolgono sempre più frequentemente diverse attività on line che vanno dallo svago alla gestione delle attività familiari e professionali, ma si stanno allontanando dal rapporto telematico con le istituzioni. Non solo, dai dati ISTAT risulta con netta evidenza come l'accesso ai servizi on line sia ancora profondamente legato alla condizione economica e professionale delle famiglie italiane: in quelle in cui il capofamiglia è dirigente, imprenditore o libero professionista il personal computer è presente nell'82,3% dei casi e l'accesso e ad internet nel 71,7%; laddove il capofamiglia è un operaio tali quote scendono drammaticamente al 48,5% e al 33,8%, rispettivamente.

Tre elementi problematici scaturiscono da questa realtà:

  • lo sviluppo dell’e-government  si è limitato fino ad oggi a prevalenti soluzioni di front-office inseguendo un personaggio mitico: il cittadino che, facendosi la barba, da casa si fa i suoi certificati. Questo personaggio non solo non esiste perché i servizi interattivi scarseggiano e dopo aver stampato da Internet il suo modulo ancora in quasi tutti i casi deve andare comunque allo sportello, ma in fondo non è neanche auspicabile. Quello che sarebbe bello vedere invece è una PA che non ha più bisogno di scocciarci chiedendoci (on line o meno) cose che già sa di noi da una vita.
     
  • il pubblico più avveduto e alfabetizzato alle tecnologie si è disaffezionato all’offerta pubblica non in linea con le realtà molto più dinamiche della rete.
     
  • viceversa il pubblico più lontano dalle tecnologie (anziani, casalinghe, persone in condizione non lavorativa, ecc.) non riescono a trovare nei servizi esistenti quell’interesse che possa costituire per loro uno stimolo vero a entrare in una nuovo approccio culturale. Fatta così la diffusione dell’offerta telematica pubblica ha aumentato quindi  il divario digitale piuttosto che ridurlo.

Tre elementi problematici che il prossimo  il prossimo governo, qualunque esso sia, dovrà mettere in agenda per risolvere con approcci nuovi, definendo scenari, obiettivi e strumenti di intervento completamente rinnovati e andando a cercare e valorizzare le realtà più avanzate che stanno già esplorando nuovi percorsi. Un'agenda, che metta il cittadino con i suoi problemi, con i suoi bisogni e con le sue aspettative finalmente al centro dei processi innovativi del nostro paese.

Ed ecco a quel che ci serve il caso della Spezia e la sua nuova rete accessibile: a tornare ai valori fondamentali che sono dietro alla sua progettazione e alla sua stessa realizzazione. Valori che stanno alla base anche dello stesso concetto di accessibilità che vorrei sempre più spesso fosse sostituito dal concetto di usabilità.
E questi valori li riassumerei con due  concetti chiave: la convivialità e l’abilitazione delle capabilities:

  1. un e-government conviviale (nel senso dato al termine da Ivan Illich) ossia è uno strumento democratico e partecipativo che i cittadini singoli o associati possano controllare e usare, con fiducia, per realizzare i propri fini.
     
  2. un e-government che persegue l’empowerment dei cittadini e si propone come "abilitante" ossia capace di creare libertà. In accordo con l’impostazione di Amartya Sen  indichiamo quindi come compito dell’ e-Government quello di "abilitare capacitazioni" (capabilities). In parole povere essere strumento per rendere capaci tutti i cittadini e le imprese realizzare “funzionamenti”, ossia essere protagonisti di scelte tali da permetter loro di realizzare al meglio le loro intenzioni.