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3 mostre al CAMEC
Da sabato 19 luglio “Cronache Visive del Dopoguerra, “Mauro Manfredi. La parola totale” e Anita D’Orazio

opera di mauro manfrediSabato 19 luglio al Centro d’Arte Moderna e Contemporanea della Spezia (Piazza Cesare Battisti, 1) inaugureranno in contemporanea tre mostre: “Cronache Visive del Dopoguerra: opere delle collezioni Battolini, Cozzani e Premio del Golfo 1948-1968”, “Mauro Manfredi. La parola totale, opere 1967-2004” e Anita D’Orazio per la rassegna “Finestra sul Golfo”.

La mostra “Cronache visive del dopoguerra. Opere dalle collezioni Battolini, Cozzani e Premio del Golfo 1948 – 1968”, a cura di Marzia Ratti, Direttore dell’Istituzione per i Servizi Culturali, intende raccontare il clima dell’arte italiana del dopoguerra attraverso il ricco patrimonio delle collezioni del CAMeC –composte dai nuclei Battolini, Cozzani e Premio del Golfo–, che ospita oltre duemila opere per la maggior parte risalenti proprio al secondo Novecento. I venti anni presi in esame corrispondono da un lato alla ripresa della Biennale di Venezia e alla sua interruzione nel ’68 e, dall’altro, con puntuale coincidenza, agli stimoli che coinvolgono anche alla Spezia un fronte di sperimentazione artistica molto intenso che comincia a progettare esposizioni e interventi culturali proprio a partire dal 1948.
Principale frutto di questo panorama vivace a livello nazionale e a livello locale è la nascita del Premio Nazionale di Pittura “Golfo della Spezia”, rassegna che documenta con rigore e sistematicità i fronti, le tendenze ed anche gli scontri che si registrano nella pittura italiana in tredici edizioni dal ’49 al ’65. Il fermento che si forma intorno alla manifestazione dà luogo a significativi riflessi sul versante del collezionismo e della critica, costituendo un fertile terreno di osservazione e di acquisizioni da parte di Giorgio Cozzani, e di esercitazione pubblicistica da parte di Ferruccio Battolini.
I legami tra le tre collezioni sono forti ed evidenti, sebbene ciascuna sia connotata da una più ampia fisionomia e autonomia di formazione. La raccolta del “Premio del Golfo” si deve alla originale formula del premio-acquisto e registra, edizione dopo edizione, lo svolgersi della vicenda artistica di quegli anni; i fondi Cozzani e Battolini, frutto di illuminate donazioni, documentano nel loro complesso la produzione del territorio, nazionale e internazionale, integrando il patrimonio originario composto dalla rassegna spezzina.
In questa occasione il CAMeC propone una lettura integrata dei nuclei delle raccolte d’arte per restituire la vivacità e l’ansia di rinnovamento dell’arte del dopoguerra, mettendo in mostra circa novanta opere dei maggiori protagonisti del fronte della pittura e scultura italiane del primo ventennio del secondo Novecento. La rassegna testimonia inoltre il peso della tradizione classica italiana, proponendo la produzione realizzata in quegli anni da alcuni maestri delle prime generazioni del secolo.
La mostra si avvale anche di alcuni prestiti (fra i quali spicca quello concesso dalla Cassa di Risparmio della Spezia, Acciaierie di Terni, 1949, di Renato Guttuso) e ospita importanti opere inedite.
A documentare visivamente il clima di quegli anni, una sala ospiterà una selezione di filmati storici, a cura di Barbara Deana degli Archivi Multimediali “Sergio Fregoso”,  che ripercorre i momenti salienti della vicenda socio-culturale della città e del territorio.
Questi gli artisti in mostra: Carla Accardi, Valerio Adami, Ercole Salvatore Aprigliano, Ugo Attardi, Enrico Baj, Eduard Bargheer, Gino Bellani, Amilcare Bia, Renato Birolli, Gastone Breddo, Corrado Cagli, Ennio Calabria, Giancarlo Calcagno, Dino Caponi, Margherita Carena, Arturo Carmassi, Gian Carozzi, Guglielmo Carro, Giuseppe Caselli, Bruno Cassinari, Mario Ceroli, Sandro Cherchi, Alfredo Chighine, Romano Conversano, Antonio Corpora, Italo Cremona, Roberto Crippa, Filippo De Pisis, Lucio Del Pezzo, Lucio Fontana, Franco Francese, Vincenzo Frunzo, Carlo Giovannoni, Bruno Guaschino, Virgilio Guidi, Renato Guttuso, Mino Maccari, Giuseppe Martinelli, Francesco Menzio, Mirko, Carlo Montarsolo, Lisa Montessori, Rino Mordacci, Navarrino Navarrini, Eugenio Pardini, Achille Perilli, Armando Pizzinato, Alfonso Pone, Giacomo Porzano, Concetto Pozzati, Angelo Prini, Bruno Pulga, Maria Questa, Ottone Rosai, Mimmo Rotella, Bruno Saetti, Ettore Sannino, Giuseppe Santomaso, Aligi Sassu, Emilio Scanavino, Filippo Scroppo, Mario Sironi, Angelo Somaini, Domenico Spinosa, Leonardo Spreafico, Nino Tirinnanzi, Arturo Tosi, Giulio Turcato, Pompeo Vecchiati, Emilio Vedova, Renzo Vespignani, Giuseppe Viviani, Giuseppe Zigaina.

L’ esposizione “Mauro Manfredi. La parola totale. Opere 1967 – 2004” intende indagare e ricostruire il percorso artistico dell’autore a partire dagli esordi nella metà degli anni Sessanta fino alla sua scomparsa, avvenuta nel 2004. Saranno esposte numerose opere che ripercorrono tutto la vita artistica dell’artista, curata da Fernando Andolcetti, Cosimo Cimino, Mario Commone per Circolo Culturale “Il Gabbiano”. L’esposizione sarà corredata da un catalogo-monografia con un’ampia documentazione fotografica, i contributi critici di Mirella Bentivoglio, Bruno Corà, Mauro Panzera, un’antologia critica, un testo bio-bibliografico di Lara Conte, apparati a cura di Mario Commone e Lara Conte, e con il coordinamento tecnico-scientifico di Eleonora Acerbi.
All’interno della mostra sarà proiettato il film prodotto da Marina Piperno “Nella carne di un nome. Un omaggio a Mauro Manfredi di Luigi Faccini” per la regia di Luigi Faccini con musiche originali di Oliviero Lacagnina.
Il progetto espositivo e editoriale riprende la periodizzazione pensata dallo stesso Manfredi del suo lavoro artistico in “cicli narrativi”, con il futuro intento di realizzare un volume compendiario della sua opera.
Mauro Manfredi, nato a Parma nel 1933 è deceduto a Sarzana (La Spezia) nel 2004. Laureato in Geologia, per alcuni anni si è occupato di attività scientifica, elemento che si ritroverà di continuo nel suo fare artistico. Tra i fondatori nel 1968 della Galleria “Il Gabbiano” arte contemporanea della Spezia, si è avvicinato all'arte verso la metà degli anni Sessanta, realizzando prima
opere vicine alle ricerche della “Poesia Concreta” e conducendo in seguito un personalissimo percorso artistico in continua evoluzione, dove la parola resterà comunque l’elemento determinante e costante del suo linguaggio e della sua poetica, quale principale contenuto e forma estetica, caratterizzato,
inoltre, da una personale tecnica analitica e concettuale di tessitura, composizione, ritaglio e collage. Numerose sono le mostre personali in Italia e all'estero, così come numerosissime sono le partecipazioni a esposizioni collettive; viene invitato, tra le altre, alle più significative rassegne
internazionali di “Poesia Visiva” e di Libri d’artista e Libri-oggetto.

Le opere di Anita D’Orazio affrontano diversi mezzi espressivi quali la pittura, l’incisione, e la scultura. Il suo lavoro pittorico unisce alla gestualità, di matrice espressionista-astratta, l’impiego di materie di origine organica. Gesso, colla di coniglio, e biacca sono alcuni dei materiali usati per la preparazione della tela, supporto sul quale l’istinto del gesto, mediato dalla razionalità, imprime la sua fisicità. I colori sono della terra e del sole; in pieno accordo con i materiali usati, rimandano ad un universo di natura primordiale. La sovrapposizione dei materiali, come le stratificazioni geologiche della terra, custodisce la memoria che l’artista rende leggibile con strappi, cretti e graffi.
La Finestra dedicata ad Anita D’Orazio ospita, oltre all’opera Ritrovarsi nella pittura – Composizione 2 (1999), appartenente alle raccolte civiche (collezione-donazione Battolini), Mappa del tesoro (2008), caratterizzata dal dispiegarsi di una serie di cifre numeriche che ne attraversano le quattro unità costitutive, Omaggio alle Cinque Terre (2006), dittico scelto dall’artista a rappresentare il suo legame con il territorio spezzino, e Omaggio a Le vite degli altri (2008), film realizzato nel 2006 dal regista tedesco Florian Henckel von Donnersmarck, grande opera cui si affiancano altri cinque piccoli dipinti, a comporre un’installazione di più elementi.
Nata a Charleroi, in Belgio, nel 1959, Anita D’Orazio si forma nel clima culturale francese, vive  nel Lussemburgo fino al 1978 e in seguito studia all’Accademia di Belle arti di Urbino e successivamente a quella di Firenze. Presso l’Istituto per l’Arte e il Restauro di Firenze si specializza in arti grafiche speciali “incisione su zinco e rame” e in tecniche affreschistiche. Dal 1981 espone in Belgio Lussemburgo e Italia. Dopo un periodo trascorso alla Spezia, ora vive e lavora a Pisa.

Per informazioni telefonare al n. 0187 734 593 oppure scrivere all’indirizzo mail camec@comune.sp.it oppure visitare il sito www.laspeziacultura.it