La metodologia

Logo Cooperazione La Spezia JeninUna volta approvato il programma di massima, “il gruppo di formazione”, ha dovuto scegliere, nell’ambito delle singole aree di intervento, alcuni progetti-pilota teorico-pratici (discussione e formazione in sede con gli operatori locali ed i giovani interessati; sperimentazione pratica nelle sedi esterne, secondo i diversi settori).
E’utile ribadire che in questa fase iniziale è consigliabile prevedere alcuni progetti, con le seguenti caratteristiche: obiettivi semplici, facilmente raggiungibili, a basso rischio, con basso impegno economico e di breve durata nel tempo.
I progetti riguardano sia le microaziende dell’area produttiva, sia le “botteghe”, i laboratori dell’area socio-culturale: per entrambe é necessario anche valutare ed utilizzare, caso per caso, gli strumenti economici idonei ad un graduale rafforzamento dell’autonomia di tali piccole “unità produttive”.
Da questi interventi puntuali è, infatti, costituito il compenso per quei piccoli imprenditori, che, ospitando dei giovani nel loro laboratorio, hanno deciso di farsi carico della loro formazione professionale.
In sintesi, sono stati avviati progetti-pilota, concordati con gli imprenditori, che prevedono:
a) da un lato, l’inserimento diretto in azienda di giovani per programmi di addestramento professionale (tecnico e gestionale), seguendo precisi cronogrammi;
b) dall’altro, un programma di sostegno alle aziende per ridurre le maggiori criticità, a partire dalle diverse fasi del processo produttivo (approvvigionamento, produzione, vendita).
Ciò può essere realizzato, ad esempio, tramite l’acquisto di attrezzature, la fornitura di materie prime, l’acquisizione di tecniche di produzione e/o gestionali).
Si tratta dell’avvio di un “percorso virtuoso”, graduale, che ha come obiettivo l’incremento delle entrate, al fine di poter riservare quote sempre più rilevanti al risparmio, condizione primaria dell’”autonomia”.

Sono stati individuati i diversi progetti-pilota sulla base delle possibilità reali di poterli concretizzare facilmente a Jenin: una delle condizioni indispensabili è stata, dunque, la disponibilità di alcune persone particolarmente esperte e creative, le cosiddette “persone-risorsa”, riconosciute dalla comunità sia capaci dal punto di vista professionale, sia integre dal punto di vista morale, che stiano già operando sul territorio palestinese, conducendo attività redditizie.
Sono queste persone i cardini dei diversi progetti-pilota; la loro fantasia innovatrice, il loro entusiasmo concreto costituiscono una delle solide basi del Progetto.

Potranno, quindi, essere previsti dei “comitati ad hoc”, uno per ogni progetto-pilota, composti da:

  • alcuni operatori del progetto, in qualità di rappresentanti degli interessi generali prioritari e garanti del rispetto dell’approccio metodologico;
  • alcuni rappresentanti dei professionisti (le c.d. “persone-risorsa”) cui vengono affidati i giovani;
  • alcuni rappresentanti dei giovani che partecipano al progetto-pilota.

I “comitati ad hoc” dovranno periodicamente valutare l’andamento del progetto, il conseguimento dei risultati di fase, secondo il cronogramma predisposto all’avvio, intervenendo in caso di conflitti o divergenze.
I “comitati ad hoc” funzioneranno a garanzia del principio di reciprocità tra i soggetti presenti, operando per l’equilibrio tra i diversi interessi in campo, tutti degni egualmente di riconoscimento.
Sarà competenza, invece, del “Gruppo di formazione“ la supervisione sulle attività principali, sul rispetto della metodologia e la valutazione circa il conseguimento degli obiettivi complessivi di Programma.

E’ evidente che questo periodo di lavoro di 12 mesi , durante gli anni 2009 e 2010, costituisce soltanto l’inizio di una relazione tra le due comunità, che, per dare frutti duraturi, dovrà dispiegarsi nel tempo ed assumere i connotati di un rapporto “abituale” tra soggetti “omologhi”, che, con progetti autonomi, ma sempre nel quadro delle linee guida del coordinamento effettuato dall’Ente locale, potranno avviare specifici interventi all’insegna della reciprocità.
Sarà proprio durante questi primi anni di lavoro in comune a Jenin che, sulla base dell’intreccio tra le priorità indicate dalla comunità palestinese e le possibilità concrete di risposta del tessuto socio-economico di Jenin, si potranno realizzare alcuni progetti redditizi.

Una regola aurea é quella costituita dalla massima valorizzazione possibile delle capacità professionali presenti nella zona e delle risorse locali; ciò al fine di  contribuire al rafforzamento del tessuto socio-economico della comunità, aggredito in permanenza, lacerato ed offeso da sessant’anni di conflitto e di occupazione.

Questo lavoro dovrà essere condotto dai soggetti coinvolti con grande equilibrio, nel rispetto di tutti gli interessi in campo, in vista del rafforzamento dell’autonomia di ogni componente sociale e/o produttiva, presente da protagonista, con pari dignità.
La responsabilità di vigilare sul rispetto di queste condizioni fondanti sarà compito precipuo dei rappresentanti delle Amministrazioni Locali.

Infine, si ritiene utile sottolineare come l’intreccio di tali relazioni nel tempo, connesse con gli interessi più diversi dei nostri concittadini, possa arrecare giovamento alla crescita della nostra comunità.